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Lo Sforzato 5 Stelle 2015 della Nino Negri tra i 50 vini italiani dell'anno per la giuria internazionale del Biwa (Best Italian Wine Awards)

Le premiazioni oggi 17 settembre 2018 a Milano. Si colloca al 16esimo posto della classifica. Per l'occasione rilanciamo l'articolo del nostro Luca Vittori sulla splendida verticale dello Sforzato 5 Stelle al Merano Wine Festival

Lo Sforzato 5 Stelle 2015 della Nino Negri tra i 50 vini italiani dell'anno per la giuria internazionale del Biwa (Best Italian Wine Awards)

Viaggio nella storia della Nino Negri assaggiando le annate dispari dal 1997 in poi guidati dal nostro Mauro Giacomo Bertolli e da Casimiro Maule, lo storico direttore ed enologo dell’azienda


"Bevei di un vino detto il vino delle sgonfiate, credo fermamente ch'egli sia il miglior che al mondo si beva".
Le “sgonfiate” sono le uve appassite e questa è la prima citazione che si conosca a proposito dello “sfursat” di Valtellina, da parte di Ortensio Lando, che così lo descriveva nel XVI secolo.

Lo Sfursat o Sforzato o Forzato (come veniva chiamato fino a qualche decennio addietro) è ottenuto da uve nebbiolo, chiamato in Valtellina “chiavennasca”, lasciate appassire in fruttai ben areati per circa tre mesi, fino a perdere circa il 40% del loro peso prima della vinificazione e dell’affinamento, che deve durare non meno di venti mesi di cui almeno 12 in botti di legno.

Esattamente centovent’anni fa e, come spesso succede, con un matrimonio, inizia un’avventura che condurrà fino alle degustazioni oggetto di queste righe: Nino Negri di Aprica, sposa Amelia Galli, la cui famiglia possiede il castello di Quadrio, a Chiuro, che diventa la sede dell’attività vitivinicola di famiglia. La grande crescita qualitativa la si deve però al figlio Carlo, detto Carluccio il quale oltre ad avere il merito di cominciare ad imbottigliare il proprio vino anziché venderlo sfuso, esportandolo anche in Europa e Stati Uniti, decide, nel 1971 di assumere un giovane enologo appena diplomato alla scuola di San Michele all’Adige: Casimiro Maule.

A distanza di 46 anni, quel giovane enologo, tutt’ora saldamente in sella, ha portato l’azienda, con il suo vino più rappresentativo, lo Sfursat 5 Stelle, nato nel 1983, a traguardi di eccellenza assoluta: l’annata 1989 ha ottenuto la medaglia d’oro al concorso enologico di Bordeaux, il 2001 è “Vino Rosso dell’anno” per il Gambero Rosso edizione 2004 e, sempre il Gambero Rosso, elegge Casimiro Maule Enologo dell’anno nel 2007.

Last but not least, l’ambito riconoscimento del “bollino di platino” del Merano Wine Festival 2017, conquistato con l’annata 2011, che ha spinto il nostro direttore Mauro Giacomo Bertolli ad organizzare, proprio in occasione dell’importante manifestazione, questa bella verticale di otto annate.

Per lo Sfursat 5 Stelle della Nino Negri, che viene prodotto solo nelle annate migliori, le uve subiscono una doppia selezione: la prima in vigna, dove vengono raccolti i grappoli migliori e più spargoli, in base al grado di maturazione che deve essere ottimale e poi, dopo l’appassimento, un’ulteriore cernita ne garantisce l’assoluta qualità. L’affinamento avviene poi in barriques nuove di rovere francese.

ANNATA 2013
omincia con il 2013. Parlando di sforzato, per ciò che riguarda l’andamento climatico, bisogna necessariamente considerare anche il periodo che va da novembre a gennaio, quando le uve riposano nei fruttai per l’appassimento e che non deve essere eccessivamente umido per evitare la formazione di dannose muffe. Annata questa nel complesso positiva che regala uno sforzato decisamente sul frutto, soprattutto in apertura, con un ventaglio di spezie, erbe di montagna e leggere note tostate che, un po’ timidamente -per ora- fanno da sfondo. All’assaggio è ancora scalpitante anche se, considerando la giovane età, il tannino è ben levigato. Parliamo di chiavennasca giusto? Non si abbia fretta dunque; ci sono tutte le premesse perché diventi un campione.

L’annata 2011, quella premiata, era in degustazione al banco della Nino Negri.

ANNATA 2009
l 2009 ha dovuto fare i conti con qualche pioggia nei giorni della vendemmia ma nel bicchiere non sembra per niente averne risentito. Qui il colore granata è decisamente più vivo e anche al naso l’intensità dei profumi colpisce immediatamente. C’è equilibrio tra i frutti, che cominciano a ricordare le confetture di mirtilli e more, la balsamicità delle erbe di montagna, i fiori appassiti, il tabacco, la liquirizia e il cacao. Equilibrio che ritroviamo in bocca, dove le spigolosità si sono decisamente attenuate a favore di una morbidezza che accompagna un bel tannino.

ANNATA 2007

inverno del 2007 è stato uno dei più caldi degli ultimi due secoli, con abbondanti precipitazioni primaverili e ottime condizioni climatiche sia tra settembre e ottobre che durante l’appassimento. Da notare la particolare etichetta metallica di questo millesimo, voluta proprio per sottolineare l’annata particolarmente qualitativa. Il colore è profondo e vivace e crea aspettative che non vanno deluse; l’eleganza dei profumi è sorprendente, intensità e delicatezza accompagnano un bouquet ampio, da vero “sfursat di classe”, con il legno nuovo qui leggermente più in evidenza. All’assaggio colpiscono la concentrazione, il corpo e la persistenza, che si fa importante e nel retronasale riaffiorano soprattutto le erbe di montagna e la frutta in confettura. Cominciamo a parlare di vino da meditazione.

ANNATA 2005
verno freddo e asciutto e estate calda ma con buone precipitazioni che hanno ottimizzato il fabbisogno idrico dei vigneti per il 2005. Anche in questo caso è l’eleganza a dominare; pur spostando leggermente il baricentro olfattivo sui terziari (tabacco, caffè, cioccolato), le note di pot-pourri, prugna disidratata, fichi secchi, confettura di mirtilli e di amarene, aprono ai pascoli falciati di luglio e alla taneda (nome locale dell’achillea moscata da cui, per infusione, si ricava in Valtellina l’omonimo digestivo). Sorso pieno e intenso, vellutato e lunghissimo, che si rilancia ulteriormente con un finale in cui riemergono prepotenti le spezie e il balsamico.

ANNATA 2003
l 2003 sconta un po’ l’annata estremamente difficile, calda e siccitosa che ha però dato uve molto belle in vendemmia, da cui la decisione di produrre comunque anche il 5 Stelle. Naso appena appena “cotto”, chiara testimonianza del millesimo, dove predomina la confettura, soprattutto appena versato, aprendosi invece, dopo alcuni minuti di riposo nel bicchiere, a note balsamiche e tostate che ne riequilibrano il bouquet. Anche in bocca questo 2003 è leggermente penalizzato, soprattutto nel finale, che non ripropone quel rincorrersi continuo del vino precedente e con una tannicità decisamente più pronunciata. Sia chiaro, gli stiamo decisamente “facendo le pulci”, anche perché, riassaggiandolo dopo qualche minuto, acquista complessità, migliorando decisamente.

ANNATA 2001
Uve perfette da annata climaticamente impeccabile, il 2001 è una rivelazione. Già all’esame visivo mostra una notevole struttura. Naso incredibile per eleganza ed equilibrio; non ci si staccherebbe più dal bicchiere tanto è divertente esplorare le infinite sfumature che ne scaturiscono e che al contempo continuano ad evolversi senza dar tregua all’incauto degustatore che volesse per forza ingabbiarlo in definizioni che non potrebbero comunque raccontarlo rendendogli giustizia. Grande finezza all’assaggio, nonostante il notevole corpo; intenso e lunghissimo, esprime un’evoluzione nel bicchiere di grandissima coerenza, aprendosi meravigliosamente senza mai mostrare alcun segnale di cedimento. Capolavoro.

ANNATA 1999
Il 1999 è stata un’annata simile al 2009 dal punto di vista climatico, un po’ umida, con qualche pioggia in vendemmia che non ha però compromesso la qualità delle uve. Profondo al naso, con piacevoli leggere note evolutive di distillato d’uva, di tartufo nero e funghi secchi; meno potente in bocca ma di una finezza aristocratica con finale per niente amaro, segno di tannini dolci e morbidi e un retronasale che ripropone fiori appassiti e erbe di montagna macerate.

ANNATA 1997
Si chiude con il 1997 che ha bisogno di un paio di minuti per aprirsi ma che, svanita una leggerissima punta di volatile, come il 2001, ti “attacca” il naso al bicchiere. Vino da meditazione, da centellinare con pazienza, per godere dell’incredibile evoluzione che mostra col passare dei minuti. È lunghissimo, con un finale equilibratissimo, che conserva tutte le sensazioni gusto-olfattive fino all’ultimo respiro e, ciò che sorprende ancor di più, è pensare che, con la freschezza che ancora dimostra sia all’esame olfattivo che all’assaggio, ha sicuramente di fronte a sé ancora ottime potenzialità evolutive.

Luca Vittori


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