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La Cantina Merano ripensa la Schiava: ecco il 'Fürst'

Una nuova Schiava, maturata in legno, complessa, che vuole diventare anche un' alternativa al Pinot Nero

La Cantina Merano ripensa la Schiava: ecco il 'Fürst'

La Cantina Merano , situata a Merano, nell’area vitivinicola occidentale dell’Alto Adige, si caratterizza per una produzione di vini in controtendenza rispetto al territorio, dove i vini bianchi sono prevalenti, rappresentando il 60 % ed oltre della produzione:  Cantina  Merano ha una proporzione esattamente opposta, con il 55 % di vini rossi.

E’ una cantina che negli ultimi anni ha avuto una costante ed importante crescita dal punto di vista del fatturato.

L’ultimo progetto a cui si è dedicato l’enologo, Kellermeister, Stefan Kapfinger, riguarda uno dei vitigni simbolo dell’Alto Adige, la Schiava.


La prima documentazione di questo vino è del tardo medioevo: ai tempi sembra fosse il vino dei contadini. Fino agli anni ‘70 è stato il vino più prodotto e venduto in Alto Adige, prima di iniziare un costante e fino ad ora inarrestabile declino, passando da 5.393 ettari di vigneti di Schiava agli attuali 800 (circa). I perché del declino negli anni sono diversi, ma il principale è di carattere economico, ovvero un prezzo dell’uva meno redditizio rispetto ad altre tipologie, dovuto al fatto che veniva spesso percepito come un vino semplice e spesso un po’ rustico, se non addirittura grossolano.
La diminuzione della quantità ha però portato un deciso aumento della qualità, nel senso che coloro che non hanno estirpato i vigneti di Schiava ed hanno continuato a produrla, lo fanno con sempre crescente cura e passione. Le Schiave ora in commercio sono estremamente moderne e generalmente tutte con un buon rapporto qualità / prezzo.

Ed in questo contesto in cui si vuole rilanciare la Schiava, ben si colloca la Cantina Merano che pochi mesi fa ha presentato un nuovo vino,  l’Alto Adige DOC Meranese Fürst, annata 2016.


 
 

Christine Mayr, presidente dell’Associazione Italiana Sommelier Sezione Regionale Alto Adige, così ne ha parlato quando è stato presentato: “Le superfici coltivate del vitigno Schiava negli ultimi anni hanno subito una forte tendenza a diminuire sempre di più, per questo apprezzo e stimo molto se una Cantina decide di prendersi particolarmente cura di questo vitigno, creando non solo un’interpretazione nuova e speciale di un vino rosso Schiava Meranese, ma conferendo allo stesso anche un’elevata qualità di pregio. Secondo me questo vino Meranese è molto ben riuscito. Raccoglie infatti in sé il lato fresco, leggero ed aromatico di questo vitigno caratteristico ed allo stesso tempo si rivela profondo e complesso come un Pinot Nero.”

Stefan Kapfinger, l’enologo della Cantina Merano,  così spiega le caratteristiche del progetto “Fürst”: “Serve a completare la linea dei vini top della Cantina Merano. E’ per noi estremamente innovativo, sia nella fase di vinificazione dell’uva Schiava Meranese, sia per il successivo affinamento del vino.
Si è partiti da una selezione specifica delle partite d’uva nei vigneti, effettuando una rigorosa riduzione del raccolto. Tanto per essere chiari, se per un’Alto Adige Schiava Meranese la Cantina prevede un raccolto massimo di 100 quintali per ettaro, per il nuovo “Fürst” è stata prevista una riduzione a 65 quintali per ettaro. Questo per poter ottenere un’eccellente qualità d’uva. Le condizioni climatiche dell’annata 2016 poi ci hanno dato una grossa mano.
Dopo la fermentazione in piccoli tini di acciaio inox, matura per 12 mesi per metà in piccole botti di legno (tonneaux) e per metà in piccoli recipienti d’acciaio. A febbraio 2018 si è proceduto all’imbottigliamento nella bottiglia “Borgognotta.”


Il nome, “Fürst”, principe, vuole richiamare una sorta di gemellaggio che ci fu una quindicina d’anni fa tra il Castello di Tirolo ed il Castello di Stams in Austria.                                       (Furst)

E passiamo finalmente al vino nel bicchiere: di colore rosso rubino acceso, si caratterizza per la delicatezza del suo bouquet, che spazia dalla violetta al frutto rosso e nero, ad una sottile speziatura, un tocco di tamarindo e pepe, ma anche un accenno di mandorla.
Al sorso è succoso, gustoso, dinamicamente morbido, di grande piacevolezza, anche nei tannini.

Stefan Kapfinger crede moltissimo nel progetto, nella complessità che un vino Schiava affinato e maturato, si potrebbe dire nobilitato, può sviluppare, tanto da immaginarlo come una possibile vera alternativa ad un Pinot Nero.

Cantina Merano – Marlengo (BZ)
Il primo luglio 2010 la Cantina Burggräfler, fondata nel 1901, e la Cantina Merano, fondata nel 1952, si sono fuse, ed è nata la Cantina Merano.
Attualmente i soci sono circa 370, per un totale di 250 ettari vitati nell’area vitivinicola occidentale dell’Alto Adige, da Lana, a sud, attraverso Merano fino a Rifiano, a nord, e da Lagundo a Castelbello, a ovest. L’area vitivinicola dell’Alto Adige occidentale s’estende fino alla Val Venosta.
La produzione si assesta intorno a 1,4 milioni di bottiglie (0,75 l ) suddivise su 35 etichette.
Alla guida della Cantina Merano vi sono il Presidente Platzer Kaspar e l’enologo Stefan Kapfinger.
Nel 2011 è stata ristrutturata la cantina, finita nel 2013: è diventata un vero gioiello per impianti, architettura ed accoglienza.
Come già scritto, a differenza di quanto succede generalmente in Alto Adige, la produzione prevalente, 60 %, è di vini rossi. I più rappresentativi per la cantina sono La Schiava ed il Pinot Nero. Tra i vini bianchi in prima fila troviamo il Pinot Bianco, il Sauvignon Blanc ed ovviamente il Gewürztraminer.







 

Mauro Giacomo Bertolli





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