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Non bere, degustare il vino

Bere con intelligenza, sapere cosa si desidera in quel momento e berlo nel modo giusto. Alcune riflessioni di Roberto Vitali sulla degustazione, concluse con alcune simpatiche freddure (10-07-2020)

Non bere, degustare il vino

Bere con intelligenza, sapere cosa si desidera in quel momento e berlo nel modo giusto. E’ un’arte che si rinnova, una gioia fisica per chi vi si dedica con attenzione, desiderio, tempo e intelligenza. Qualunque sia la bevanda, ma soprattutto se parliamo di vino.

Il bere non deve essere solo muto soddisfacimento di esigenze fisiologiche per riportare l’equilibrio idrico nel nostro organismo, ma deve essere anche protagonista gratificante di attimi precisi che servono a dare un senso al gesto di portare il bordo del bicchiere alle labbra per “vivere” la bevuta. Dare, insomma, a questa operazione, che da millenni si ripete sulla terra, il ruolo che merita nel ventaglio delle sensazioni e gratificazioni.

E noi che amiamo il vino possiamo e dobbiamo ancor più riflettere su questo consiglio. Non beviamo distrattamente un bicchiere di vino, soprattutto se è di buona o ottima qualità. Assaporiamolo lentamente, prima con gli occhi, poi con il naso e infine con il palato.

E per degustare sorridendo, ecco alcune “freddure” sul tema vino:

“Enotecnico: il primo lavorò per le nozze di Cana”;

“Chi cena senza vino invita la tristezza a tavola e l’insonnia a letto”;

“Il livello qualitativo di un vino è inversamente proporzionale al suo abbassarsi nella bottiglia”;

“Chi scrisse che il cane è il miglior amico dell’uomo probabilmente era astemio”; “Degustar vino in bicchieri di carta è come ricevere baci per telefono”;

“Enoteca: calice nel Paese delle meraviglie”;

“L’unico dolce che lega con lo spumante brut è il dolce far niente”;

“L’intenditore beve per ricordare, non per dimenticare”;

“Brindare agli assenti non è un vero altruismo”;

“A volte c’è un nesso tra vuoti di bottiglia e vuoti di memoria”.

Roberto Vitali


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