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L’Oltrepò Pavese e i suoi vini protagonisti all’Università di Padova: racconto di una lezione veramente unica

Come si può comunicare bene il vino? E' questo l'argomento della lezione tenuta da Mauro Giacomo Bertolli lo scorso 29 ottobre presso l’Università degli Studi di Padova, facoltà di Scienza e cultura della gastronomia. La risposta è nella frase: Le facce dietro le bottiglie (04-11-2020)

L’Oltrepò Pavese e i suoi vini protagonisti all’Università di Padova: racconto di una lezione veramente unica

L’Oltrepò Pavese e i suoi vini protagonisti all’Università di Padova: racconto di una lezione veramente unica

Come si può comunicare bene il vino? A questa domanda si è cercato di rispondere alla lezione  tenuta da Mauro Giacomo Bertolli lo scorso 29 ottobre presso l’Università degli Studi di Padova, facoltà di Scienza e cultura della gastronomia. La risposta è nella frase: Le facce dietro le bottiglie


Oltrepò Pavese and its wines are the center of a unique class at Università di Padova

How to communicate wine? This is the question Mauro Giacomo Bertolli tried to answer at the October 29th class at Università degli Studi di Padova. The major is Science and culture of gastronomy. The key of Bertolli's lesson is in the sentence: the faces behind the bottles.

Primo articolo per www.italiadelvino.com di Alessia Antognozzi

Mauro Giacomo Bertolli, a seguito di una breve presentazione, ha introdotto una serie di figure chiave del mondo della comunicazione enogastronomica, chiamati a rispondere al quesito inizialmente proposto, oltre a delineare il programma della lezione che ha previsto la degustazione di sei vini e interventi da parte delle aziende stesse.

La tavola rotonda si è aperta con Giorgio Vizioli, direttore di un’agenzia di comunicazione a Milano e specializzato in quest’ambito che ha condiviso con l’aula suggerimenti sulle stesure di comunicati stampa e le diverse tecniche di scrittura a seconda del destinatario. Inoltre, ha aggiunto quelli che sono i cardini della comunicazione del vino: raccontarne la storia, il prestigio, trovare l’elemento differenziante per ogni singola cantina perché ognuna di queste ha una tradizione alle spalle che rende unico il prodotto finale.

Ha seguito Helmut Köcher, presidente e fondatore del Merano WineFestival ventotto anni fa, quando la comunicazione ancora era ben diversa. Si è affrontato il tema del digitale e di quanto oggi sia di fondamentale importanza per il raggiungimento di un pubblico molto più ampio. Trasmettere l’energia, la vitalità e l’emozione delle aziende rimane un punto fermo della manifestazione del Merano WineFestival e per far sì che anche quest’anno sia possibile si esploreranno dei mezzi differenti come, ad esempio, delle chatroom per alimentare il dialogo fra esperti, clienti e appassionati e soprattutto produttori.
Köcher spiega la propria scelta di rimandare la Ventinovesima edizione a marzo, in presenza. Una scelta che risiede nella simbologia del mese stesso: un mese di rinascita, di speranza verso la fine di un periodo difficile che ci aspetta.

L’intervento successivo ha visto come protagonista Daniele Cernilli, direttore responsabile di DoctorWine, nonché curatore della Guida Essenziale ai Vini d’Italia. La testimonianza ha permesso di aprire uno spiraglio su quella che è la professione del giornalista enogastronomico e, grazie a diversi aneddoti, anche quelle che sono le caratteristiche e qualità che un professionista dovrebbe dimostrare in quest’ambito.
Primo fra tutti, come avvalorato anche da Bertolli, l’umiltà. Il rispetto del lavoro svolto da chi si ha di fronte, anche quando si assaggia un vino non gradito.

Per ultima, ma non per importanza, la testimonianza di Carlo Veronese, direttore del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese. L’intervento ha fornito una panoramica a 360 gradi del territorio, della sua storia, ma anche del suo futuro. È stata analizzata la direzione che molte aziende stanno prendendo nei confronti del mercato, specialmente quello internazionale statunitense e asiatico. Viene sottolineata ancora una volta l’importanza della figura del comunicatore che in questo caso deve essere ancora più bravo a trovare l’elemento differenziante della singola azienda e utilizzarlo nel proprio messaggio.

Fra un intervento e l’altro si sono date la staffetta le diverse aziende i cui vini sono stati degustati dai ragazzi in aula: nella degustazione Bertolli si è avvalso della collaborazione di uno dei docenti , Luca Agostinetto, grande conoscitore di vini, tanto da essere stato negli scorsi anni sommelier vicecampione d’Italia per FISAR. Interessanti anche le osservazioni dell’altro docente, Marco Ius.
Esperienza resa unica anche dalla tecnica descrittiva di Mauro Giacomo Bertolli, che ha condotto una degustazione sì tecnica ma anche emozionale, tinteggiata di aneddoti sui produttori dei vini assaggiati.


Il primo vino degustato è della più famosa azienda spumantistica del territorio, Monsupello, e la bottiglia è il Nature Metodo Classico. 90% Pinot Nero 10% Chardonnay, primo vino dell’Oltrepò Pavese a ricevere il Platinum Award al Merano Wine Festival.

Il secondo vino proviene dall’azienda Rebollini: è sempre un Metodo Classico da uve Pinot Nero, però in versione Rosè. Si tratta del Cruasè, che fa ben 72 mesi sui lieviti. Intensità dei profumi e personalità lo rendono di grande interesse.

Si passa ad un bianco fermo con il terzo vino dell’azienda Travaglino: Campo della Fojada, che prende il nome dalla vigna da cui provengono le uve. Si tratta di un Riesling Renano in purezza, sorprendente per l’ampia gamma dei suoi profumi.

Il quarto vino è delle Cantine Giorgi, tra le aziende private, non cooperative, più grandi del territorio. E’ uno dei simboli dell’Oltrepò Pavese, la Bonarda. Il nome è Gallina ed è realizzata solo con uve Croatina, vitigno autoctono.

Con il quinto vino è ancora protagonista il Pinot Nero, questa volta vinificato in rosso: sto parlando del Giorgio Odero di Frecciarossa. Fin dall’assaggio traspare l’amore che Valeria e tutta la sua famiglia, di origine genovese, hanno per queste colline in cui hanno scelto di lavorare e vivere.

L’ultimo assaggio è dedicato al grande rosso da vitigni autoctoni dell’Oltrepò Pavese: il Buttafuoco. Protagonista l’azienda Fiamberti, già operante nel 1814. Il Vigna Solenga è appena stato premiato con i Tre Bicchieri dal Gambero Rosso: un finale perfetto per una lezione che ha raccontato non solo un mestiere, ma anche le facce dietro le bottiglie.

Mauro Giacomo Bertolli è riuscito a costruire uno storytelling incalzante e a donare uno spazio a ciascuna delle personalità che si nascondono dietro la produzione, rendendo questo format unico ed indispensabile per i ragazzi a cui è stato assegnato il compito finale di comunicare le aziende: il project work partirà dall’assegnazione ad ogni studente di una delle cantine presentate e il task prevederà la stesura di un comunicato stampa o un articolo che racconti la storia dell’azienda e il vino degustato.

Bertolli avrà il compito di selezionare i lavori migliori, uno per ogni azienda, e seguirà una meravigliosa attività di premiazione: una visita guidata alla cantina descritta dagli studenti più meritevoli accompagnati dai propri Docenti e da Bertolli che coglierà quest’occasione per mostrare ai ragazzi le vere potenzialità di questo territorio e della comunicazione necessaria per promuoverlo.

Questo progetto simboleggia non solo una sfida interessante per gli studenti, ma anche un interesse crescente verso l’Oltrepò Pavese.
Visto l’enorme potenziale di una simile attività, l’inserimento di ragazzi giovani e la partecipazione di un’università come quella di Padova, non sarebbe strano, secondo me, che alla premiazione partecipassero anche media ed autorità per mostrare a un pubblico più ampio la bellezza e le profonde tradizioni di questi territori, che aspettano solo di essere raccontati.

Alessia Antognozzi


IN VETRINA
Azienda Agricola Fiamberti Giulio
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