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Rosaria Benedetti alla scoperta dell’autenticità delle Marche

Breve escursione alla scoperta di un entroterra tanto sorprendente quanto generoso, seguendo i consigli dell'artista Massimiliano Orlandoni e dello Chef e Sommelier Fabrizio Gambella (25-11-2020)

Rosaria Benedetti alla scoperta dell’autenticità delle Marche

La proposta di un tour nell’areale ascolano viene da lontani, solidi, e grazie alla comune passione per il vino, mai recisi legami di amicizia con un host d’eccezione, l’amico Artista Massimiliano Orlandoni. Maestro di vini e di accoglienza, Max ci ha custoditi e coccolati nel suo Relais Chambre di Castelfidardo, dimora d’arte a due passi dal suo Atelier Chambre, piccolo scrigno di studi e progetti per opere in pietra.


A guidarci poi in una luminosa giornata di ottobre un accompagnatore di rara (e bravo lui! mai esibita) competenza, il collega Chef e Sommelier Fabrizio Gambella.


Tre i produttori di inconfondibile personalità che “scoviamo” letteralmente zigzagando tra insospettati calanchi marchigiani e i colori del foliage autunnale. 
Prima tappa da Federica Pantaloni, dell’Azienda Pantaleone, che governa con serenità e competenza, in regime biologico, la vallata ad anfiteatro che sovrasta il fossato Pantaleone a ridosso di Ascoli: vini precisi, territoriali, tra i quali un eccellente Pecorino di grande sapidità,


 




e un antico vitigno forse portato qui dai pastori sardi, dal timbro rustico e gustoso e dall’intrigante nome di Bordò. Vini e accoglienza genuini come le olive ascolane preparate dalla sua mamma, le migliori mai mangiate nella mia vita!


 


Un susseguirsi di strade tortuose, curve e saliscendi sono il prezzo da pagare per raggiungere Nico Speranza, capitano coraggioso dell’Azienda Vittorini a Monsanpietro Morico. Estroso artigiano viticoltore, di generosa simpatia, dice pane al pane e vino al vino e ti sorprende con uvaggi poco convenzionali nei quali giocano disinvolti il sangiovese vinificato in bianco che entra in parti uguali con il pecorino nel suo Crocifisso e il montepulciano in versione brevemente appassita che insieme al petit verdot dona grande profondità gustativa al Marche Rosso.


  


Le prime ombre della notte quasi celano alla vista l’ultima tappa, Castrum Morisci, dove David Pettinari ci aspetta per svelarci i segreti del Vino Cotto marchigiano e non solo.
Custode di sapienze antiche, eredità di famiglia, interpreta con determinazione alcuni vitigni autoctoni concedendosi al contempo interessanti digressioni come il suo Padreterno da moscato, malvasia e vermentino, aromatico quanto basta, raffinato e verticale che fermenta in anfora e vi rimane per 6 mesi; oppure come il Garofanata, uno charmat lungo 5 mesi dall’intenso profumo di glicine con la produzione del quale Castrum Morisci contribuisce alla salvaguardia di un antico autoctono, appunto la garofanata.


 
 

La giornata, splendida in tutti i sensi, si chiude nella notte con i bagliori della fornace e il fascino del Vino Cotto, magia di mosto e di fuoco, lento a fermentare e duraturo nel tempo come le amicizie che mi legano alla sua terra.




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Rosaria Benedetti



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